Rimbomba il mantra “America First”: la campagna di midterm è iniziata

Advisor Professional 1 agosto 2018

Siamo già in campagna elettorale, ma Trump sembra avere i presupposti per continuare.

Donald Trump, a dir poco, eccelle nel contrattempo“. Esordisce così Olivier De Berranger, Chief Investment Officer di La Financière de l’Echiquier, nell’ultimo aggiornamento settimanale dedicato al Presidente americano e alle dinamiche che domineranno i mercati nella sconda metà dell’anno.

 

Dopo l’episodio dei sospetti di ingerenze russe nelle presidenziali del 2016, Trump ha colto tutti di sorpresa sferrando attacchi contro i suoi avversari: l’Europa, che per il tramite delle sue esportazioni deruba gli Stati Uniti; la BCE e la banca centrale cinese accusate di manipolare le rispettive valute; Amazon, rea di affossare i servizi postali americani; l’Iran che minaccia il nemico americano; i Democratici responsabili del marasma in cui è piombato l’intero paese… Mentre si aggiungono tasselli all’elenco, un chiaro segnale inizia ormai a farsi largo: la campagna per le elezioni di midterm con un Trump fedele al suo mantra “America First” è iniziata.

 

“Eppure” ha commentato De Berranger, “nel momento stesso in cui il presidente americano dovrebbe assumere delle decisioni importanti, Trump percorre paradossalmente a ritroso ogni sua dichiarazione”. Il suo incontro la scorsa settimana con Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, sembrava destinato a fallire, tanta era la veemenza di Trump a proposito del disavanzo commerciale. Ancora una volta, ha poi condotto le danze e nessuno è stato in grado di seguirlo. E’ finalmente uscito dall’incontro con un accordo finalizzato ad incrementare il libero scambio e a rafforzare i legami tra gli Stati Uniti e l’Unione europea.

 

“Una decisione, questa, orientata forse a isolare maggiormente la Cina, a evitare una guerra commerciale «uno contro tutti» o a dimostrare invece il pragmatismo del Presidente Trump sempre più arroccato su una posizione attorno alla quale non riesce a compattare i Repubblicani del Congresso? Non lo sappiamo, è ancora troppo presto. Nell’ottica dei Midterm di novembre, con i Repubblicani che non hanno per ora manifestato le loro intenzioni di voto, c’è da scommettere che le aggressioni verbali di Trump si moltiplicheranno a iosa su ogni fronte: economico, geopolitico e politico”.

 

Una cosa è certa: i mercati rifuggono dall’incertezza. Quando l’uomo più potente del mondo ha però un comportamento così stravagante e imprevedibile la volatilità sui mercati degli asset a rischio è destinata a crescere in maniera strutturale.

Pil batte America

FinanciaLounge 1 agosto 2018

Quando si gode di una centralità delle decisioni non ci sono ritardi e ne beneficia l’intero Sistema Economico.Risultati immagini per bandiera americana

America 4,1 % ed Europa 1,2%, questo il risultato impietoso se il PIL venisse calcolato allo stesso modo sulle due sponde dell’Atlantico. Rispetto a fine 2017 la crescita è ridotta a meno di un terzo.

Le previsioni erano per una crescita debole ma invariata rispetto al primo trimestre, un +0,4% sulla distanza dei tre mesi, in netto rallentamento rispetto allo 0,7% messo a segno negli ultimi due trimestri del 2017. Ma il dato ufficiale di Eurostat mostra un ancor più modesto 0,3% sul trimestre e 2,1% sull’anno dopo il 2,5% dei primi tre mesi. Il grafico qui sotto mostra che l’economia europea non riesce a schiodare da tassi di crescita relativamente modesti dalla crisi del debito del 2011-2012. Mentre infatti dopo il crac Lehman la ripresa dall’abisso del 2009 era stata vivace, gli effetti  delle difficoltà innescate dalla Grecia che poi hanno contagiato Italia, Spagna e Portogallo sono stati duraturi e hanno assunto quasi il carattere della cronicità.

Crescita del PIL nell’Eurozona e nell'UE a 28 trimestre su trimestre (Fonte: Eurostat)
Crescita del PIL nell’Eurozona e nell’UE a 28 trimestre su trimestre (Fonte: Eurostat)

IL PESO DELLA DISOCCUPAZIONE

Se il PIL venisse calcolato come in America, vale a dire annualizzando il dato trimestrale, avremmo registrato un modesto 1,2% contro lo sfavillante 4,1% sventolato da Trump settimana scorsa. È vero che il dato di aprile-giugno è influenzato da condizioni meteo avverse e da una serie di scioperi in Francia e Germania. Ma il divario resta comunque molto forte. Una delle differenze principali tra le due aree è lo stato di salute del mercato del lavoro. Nella Zona Euro il tasso di disoccupazione rimane stabilmente sopra l’8%, all’8,3% per la precisione nell’ultima rilevazione, con punte oltre il 10% in alcuni paesi come l’Italia, mentre in USA è molto meno della metà con la creazione di posti che macina nuovi record ogni mese.

L’INFLAZIONE È IL BICCHIERE MEZZO PIENO

L’ingrediente che è venuto a mancare nella prima metà del 2018 e che invece era stato la benzina dell’economia nel 2017 sembra essere soprattutto la fiducia. Una serie di fattori, a cominciare dalla guerra del dazi e dalla Brexit che non finisce mai, hanno depresso l’umore degli investitori e la voglia di impiegare capitali degli imprenditori. Molti segnali sembrano indicare che il peggio potrebbe essere passato. In questo senso si è espresso giovedì scorso anche il presidente della BCE Mario Draghi. In effetti un elemento che consente di vedere il bicchiere mezzo pieno c’è, e si chiama inflazione, che finalmente sembra aver rialzato la testa. A luglio il preliminare segna 2,1%, qualcosa sopra il target della BCE.