Crollano i tassi all’asta BTp. Per la prima volta cedola zero sui titoli triennali

13 Ottobre 2020

Il Sole 24 Ore di Andrea Franceschi.

Crollano i tassi all'asta BTp. Per la prima volta cedola zero sui titoli triennali - Il Sole 24 ORE

Le domande che dovete porvi sono : l’Italia merita un merito creditizio per pagare 0% su titoli a tre anni di nuova emissione ? Valgono davvero così poco i vostri sudati risparmi ? Qual’è l’effettivo rischio nel comprare BTP ? Una volta risposto a queste, non rimane che la diversificazione nei fondi e nelle altri asset di investimenti

Il momento per il Tesoro è particolarmente propizio considerando il recente rally dei BTp i cui rendimenti nell’ultimo mese sono scesi dall’1 al 0,66 % sui dieci anni.

Si riduce ancora il costo di rifinanziamento del debito pubblico. All’indomani di una seduta che ha visto i rendimenti a 10 e 30 anni toccare nuovi minimi storici il Tesoro ha messo a segno un collocamento di nuovi titoli a 3, 7 e 30 anni il cui costo è stato il più basso mai registrato finora.

Cedola azzerata

Per la prima volta la cedola dei BTp triennali offerti in asta è stata azzerata e il Tesoro ne ha collocati per un controvalore di 3,75 a fronte di una domanda che ha superato i 5,24 miliardi di euro. Molto solida anche la domanda per i BTp a 7 anni (3,95 miliardi a fronte di 2,25 miliardi collocati). Anche in questo caso il costo di rifinanziamento si è fortemente ridotto passando dallo 0,75% allo 0,34 per cento. Minimi storici anche per il rendimento dei nuovi BTp a 30 anni collocati per un controvalore di 1,5 miliardi ad un rendimento medio dell’1,48 per cento.

Il momento per il Tesoro è particolarmente propizio considerando il recente rally dei BTp i cui rendimenti nell’ultimo mese sono scesi dall’1 al 0,66 per cento sulla scadenza decennale con lo spread sui Bund tedeschi ritornato ai livelli pre-Covid. Il peggioramento delle prospettive di crescita dell’economia correlato alla seconda ondata di contagi ha paradossalmente favorito il rally dei BTp e dei titoli degli altri Paesi periferici perché ha alimentato la speculazione su una nuova tornata di stimoli monetari da parte della Banca centrale europea.

 

BlueBay: probabile temporale in arrivo, ma il ballo dei mercati continua

11 Ottobre 2020

Financial Lounge di Virginio Chelli

Il CIO Mark Dowding sottolinea che la propensione al rischio resta intatta nonostante l’avvicinarsi delle elezioni USA, a cui i mercati sembrano indifferenti, anche perché con Biden arriverebbero molti stimoli

Sembrerebbe che la volontà di contrapporsi alle ripercussioni sia più forte delle cause degli eventi stessi

Dopo una settimana turbolenta della politica USA con Biden in netto vantaggio nei sondaggi e Trump indietro, sembra che il momentum si stia muovendo in direzione avversa al Partito Repubblicano e che una non-vittoria di Biden dipenda ormai solo dallo stesso candidato Dem. In questo contesto, gli asset finanziari sono stati relativamente calmi anche con Trump in ospedale, e sembra che gli investitori stiano iniziando a guardare oltre le elezioni verso un vaccino e una traiettoria di crescita più positiva nel 2021, con le banche centrali che continueranno con le loro politiche monetarie ultra-accomodanti a livello globale.

PROBABILE TEMPORALE IN ARRIVO

È la valutazione del CIO di BlueBay Dowding a poco più di tre settimane dalle elezioni in un commento settimanale che sottolinea la liquidità che attende ‘in panchina’ con gli investitori pronti a comprare su ogni ribasso, dando l’impressione che i mercati siano riusciti a scavalcare il ‘muro della preoccupazione’. Secondo Dowding “probabilmente è in arrivo un temporale”, ma per ora “la musica è accesa e si continua a ballare”, anche perché si ha sempre di più l’impressione che l’attuale presidente degli Stati Uniti ”ormai non conti più molto” e per Trump, questa consapevolezza potrebbe essere ancora più difficile da affrontare di quanto lo sia stata la positività al Covid-19.

BIDEN AVREBBE $5.000 MLD DA SPENDERE

L’esperto di BlueBay sottolinea che in caso di una vittoria schiacciante dei Democratici, la nuova amministrazione Biden potrebbe controllare un pacchetto di misure fiscali di $5.000 mld, molto di più dell’attuale richiesta di $2.200 mld, una somma enorme pari a un quarto del Pil USA, sarebbe comprensibile se i mercati volessero guardare al di là dell’attuale impasse politica. Intanto i dati economici continuano a essere positivi e anche se la seconda ondata di casi continua a crescere e continuano a essere introdotte nuove restrizioni, ciò non ha ancora portato a un deterioramento del sentiment USA, e i mercati restano tranquilli con gli asset rischiosi che hanno visto un positivo inizio del quarto trimestre.

OTTIMISMO SU EUROPA E BREXIT

Spostandosi in Europa, Dowding si dice sicuro che il programma SURE passerà, mentre ritiene improbabile che qualsiasi ritardo avrà un impatto sul dispiegamento dei fondi. Intanto gli indici PMI dei servizi hanno registrato un calo notevole in Spagna e in Francia dopo i nuovi lockdown, ma gli spread sui titoli sovrani continuano a restringersi, riflettendo la speranza che la Bce annuncerà ulteriori misure prima di fine anno. Resta comunque il rischio che le speranze siano disattese e che la Bce possa rimandare al 2021 la decisione. Fiducia anche che su Brexit si possa raggiungere un accordo di base molto presto.

VALUTE, FIDUCIA SU RUSSIA, CINA E MESSICO

Nell’area emergente, infine, Dowding sottolinea che la forte propensione al rischio ha innescato un rally negli asset e nelle valute, mentre la forza della Cina sta sostenendo il sentiment sui mercati asiatici e supportando i prezzi delle commodity, favorendo le economie basate sullo sfruttamento delle risorse. BlueBay mantiene una view positiva sul renminbi, sul peso messicano e sul rublo russo, mentre ha anche fiducia nella sterlina e nella corona norvegese contro euro.

RIMBALZO DEGLI HIGH YIELD

Dowding prevede comunque che i movimenti dei tassi nei principali mercati dovrebbero rimanere piuttosto contenuti, con le politiche divergenti e la performance economica che stanno creando crescenti opportunità nei tassi di cambio. Anche gli spread sui bond societari hanno registrato un rally a inizio ottobre, dopo che gli high yield erano finiti sotto pressione a settembre, mentre gli spread investment grade sono rimasti molto più stabili, con le obbligazioni corporate europee che hanno sovraperformato, sostenute dagli acquisti della Bce e da un outlook di offerta in calo.

VALORE IN ALCUNI SEGMENTI DEL CREDITO

Sul mercato del credito, BlueBay non vede molto valore nei bond di alta qualità, ed è anche cauta nell’investire in obbligazioni con rendimento più elevato, poiché si aspetta tassi di default elevati per i prossimi 12-18 mesi, causa le ricadute della recessione da Covid-19. Ma continua invece a vedere valore in aree come i CoCo bancari, le obbligazioni corporate ibride e altri segmenti, in cui gli spread dovrebbero proseguire il rally, grazie al miglioramento dell’outlook nel 2021.

 

Il virus in Cina non circola più ma la sua immagine nel mondo è peggiorata

11 Ottobre 2020

Il Sole 24 Ore di Biagio Simonetta

Le strategie di contenimento imposte dalla Repubblica Popolare hanno funzionato meglio di quelle applicate in Occidente. Oggi il Paese del Dragone torna a vivere una nuova normalità fatta di ripresa economica e turismo, ma il mondo adesso gli è ostile.

La capacità di gestione interna dei problemi non equivale alla percezione esterna che gli altri hanno di noi.

Illustrazione di Andrea Marson / Il Sole 24 Ore

Illustrazione di Andrea Marson / Il Sole 24 Ore

In Cina si è appena chiusa la “Settimana d’oro della Giornata nazionale”, un periodo di vacanza che cade due volte l’anno. L’altro è quello del Capodanno Lunare, nel bel mezzo dell’inverno. Proprio il Capodanno Lunare, in questo 2020, è coinciso con l’esplosione del coronavirus. In quei giorni, mentre nel cuore dell’Hubei scoppiava la polmonite Covid-19, in tutta la Cina si muovevano milioni di persone, portando il contagio ovunque. E molte rimasero bloccare allo scoccare del 23 gennaio, quando Xi Jinping impose un lockdown molto rigido per arginare l’inferno.

La situazione sembrava drammatica. Le città diventarono deserte in poche ore, il numero dei contagi era fuori controllo, sui social media cinesi comparivano video (poi rimossi) di persone che morivano per strada a causa di ospedali presi d’assalto.

Oggi, in Cina, quei giorni sembrano lontani. Il ground zero di questa pandemia ha reagito con forza, applicando misure rigidissime. E dai dati forniti dalle autorità cinesi, è evidente che la Cina abbia vinto (o quanto meno stia vincendo) la sua battaglia contro il virus. Sono 280 i casi accertati in tutto il Paese negli ultimi 14 giorni, la maggior parte dei quali di importazione. Briciole, rispetto ai numeri impetuosi che arrivano dall’America, o alla ripresa delle curve epidemiologiche dei più importanti Paesi europei (Italia compresa).

Fra sospetti e regole ferree

È abbastanza palese che la fine dell’epidemia in Cina sia accompagnata da molte perplessità. I numeri diffusi dalle autorità sanitarie locali, per un Paese da 1,4 miliardi di abitanti, non hanno mai convinto a pieno se confrontati a quelli del mondo occidentale.
Ma oggi la Cina sembra veramente fuori dal tunnel. E sembra chiaro che le strategie di contenimento imposte dalla Repubblica Popolare abbiano funzionato meglio di quelle applicate altrove.

Pechino non ha lasciato spazio alla spavalderia e al negazionismo. E ha staccato la spina ai contagi di ritorno (o di importazione) con regole ferree di quarantena centralizzata con sorveglianza medica.

Il Paese ha messo a disposizione di chi arriva dall’estero tutta una serie di hotel dove passare 14 giorni sotto stretta sorveglianza: misurazione della temperatura due volte al giorno, cinque tamponi, nessun contatto con la vita esterna, cibo consegnato nella stanza dell’hotel, e un tampone finale prima di lasciare l’albergo.

A tutto ciò va aggiunto un sistema di contact tracing che si infila ovunque: dalle metropolitane ai ristoranti, ai mezzi pubblici. È praticamente impossibile, in Cina, muoversi senza uno smartphone che tiene traccia di dove vai e di chi incontri. Le regole sulle mascherine, inoltre, sono state severissime: nei mesi più duri, telecamere basate sull’intelligenza artificiale sorvegliavano le strade, individuando eventuali persone senza mascherine così da perseguirle. La Cina, insomma, ha creato una immensa bolla. E oggi sta cercando di proteggerla in ogni modo.

L’economia sorride

Tra i Paesi del G20, il club globale delle principali economie, solo l’economia cinese è rimbalzata da una contrazione a una crescita che non mostra segni di cedimento. Negli Stati Uniti e in Europa, al contrario, dove il virus è arrivato più tardi, i recuperi sembrano molto più lenti, e ora devono affrontare forti venti contrari.
Insomma, mentre il resto del mondo mostra una crescita minima o nulla nel 2020, la Cina si sta espandendo per il 33esimo anno consecutivo, e sembrava impossibile fino a qualche mese fa.

Secondo 80 economisti intervistati da Bloomberg, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, che insieme rappresentano il 42% del Pil mondiale, faranno registrare contrazioni rispettivamente dell’8% e del 4,4%. Pechino, invece, ha ripreso a correre. E oggi nessun Paese, di nessuna dimensione, si avvicina alle proiezioni sul Pil cinese. Ripresa che si riflette anche sul turismo, dato che in questi giorni della “Settimana d’oro della Giornata nazionale”, milioni di cinesi si sono spostati all’interno del Paese per le vacanze, prendendo d’assalto la Grande Muraglia. I viaggi registrati a bordo dei treni cinesi sono stati 126,87 milioni.

Ostilità mondiale

Eppure, mentre Xi Jinping ha rafforzato la sua leadership, traghettando la Cina fuori dall’inferno, a livello globale l’ostilità nei confronti del Paese asiatico è cresciuta un po’ ovunque. Anche e soprattutto a causa della pandemia.
È il dato che emerge da un’indagine firmata Pew Research Center. In Paesi come Usa, Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Spagna, Australia e Corea del Sud la cattiva percezione del gigante asiatico ha raggiunto il livello più alto da 10 anni a questa parte.

La nazione più ostile al regime cinese è il Giappone, con un tasso dell’86%, seguito da Svezia (85%), Australia (81%) e Regno Unito (74%). Negli Stati Uniti di Trump, nemico numero uno della Cina con cui ha aperto più fronti di battaglia, l’ostilità nei confronti del Paese del Dragone è al 73%. È in media lo stesso livello riscontrato nei maggiori Paesi europei, tranne l’Italia, dove l’ostilità a Pechino si ferma al 62%, in crescita di un solo punto rispetto a un anno fa.

I dati dimostrano che l’opposizione alla Cina è cresciuta di pari passo con le critiche per la sua gestione della pandemia. La maggioranza dei Paesi è convinta che le autorità cinesi abbiano gestito male l’emergenza sanitaria. In tal senso, peggio hanno fatto solo gli Stati Uniti: per l’84% degli intervistati Usa, l’amministrazione Trump ha fallito nella lotta al virus.

Ciò che viene fuori da tutta questa storia, insomma, è un’arma a doppio taglio. Mentre l’economia cinese torna a crescere, e quella del resto del mondo langue, la fiducia nel Paese asiatico è ridotta al lumicino. Due segnali contrastanti di quello che sarà il nuovo mondo.

Un commento alla Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Nadef) 2020

10 ottobre 2020

OSSERVATORIO CONTI PUBBLICI ITALIANI diretto da Carlo Cottarelli

Un breve estratto del documento : Per quanto riguarda i finanziamenti dello stato, la dipendenza dalle istituzioni europee aumenta marcatamente nel 2020 e 2021, con la quota di debito pubblico italiano detenuta da queste istituzioni in crescita fino al 28 per cento, nel contesto di un debito pubblico che resterebbe per i prossimi tre anni su livelli record dall’Unità d’Italia.

Mi chiedo dove siano ora i teologi dell’indipendenza economica , del sovranismo monetario, tutti dissolti ? In un contesto pandemico come quello attuale, se non ci fosse stata la rete protettiva “delle casa comune europea”, chi avrebbe comprato il nostro debito ? Se ne renderà presto conto la Gran Bretagna, pagandone il conto, specie di fronte alla centralità ed al vero centralismo Cinese, Russo, e della potenza USA.
Aggiungo inoltre; sapete cosa sarebbe successo ad un paese sulla strada del dissesto come lo siamo noi se non avessimo un ombrello di protezione ? Basta guardare i dati dell’Argentina, partita protetta dal suo isolamento geografico e dalla stagione favorevole (emisfero australe) ed ora : Il totale, dal 3 marzo, sale a 871.468 mentre il totale dei morti è di 23.225 e le statistiche mondiali confermano l’Argentina il sesto paese come numero di casi su una polluzione di 44,5 milioni di persone.

Quadro macroeconomico e implicazioni per la finanza pubblica

Il quadro macroeconomico sottostante la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2020 (Nadef) è plausibile sulla base delle tendenze attuali e a meno di un ritorno al lockdown. Nel 2020 il Pil reale è previsto contrarsi di 9 punti percentuali, più di quanto preventivato dal DEF di aprile, ma meno di quanto anticipato dalle istituzioni internazionali. Nel 2021 segue una significativa ripresa, al 6 per cento, che rallenta nei due anni successivi. Le previsioni sono coerenti con un ragionevole tracciato di crescita trimestrale del Pil, caratterizzato da un rimbalzo nel terzo trimestre del 2020, che è coerente con gli andamenti degli indicatori mensili. Il successivo rallentamento sarebbe superato solo a partire dal secondo trimestre 2021 grazie alla (attesa) progressiva diffusione del vaccino. Il Pil trimestrale ritornerebbe al livello del quarto trimestre 2019 soltanto nel terzo trimestre 2022. Tuttavia, secondo la Nadef, qualora il quadro sanitario italiano e mondiale peggiorasse in modo marcato, il Pil potrebbe crescere solo di 1,8 punti nel 2021.

L’inflazione, misurata in base al deflatore del Pil, è prevista allo 0,8 per cento nel 2021. Anche in questo caso si tratta di una previsione ragionevole, mentre negli anni successivi le previsioni (1,3 e 1,2 per cento) potrebbero essere troppo ottimistiche, vista la lentezza prevista per la ripresa.

Valutazione degli obiettivi di bilancio

La politica fiscale continuerà a sostenere in modo sostanziale il ciclo economico nel prossimo triennio. Nello specifico:

  • A seguito dei vari interventi emergenziali e della caduta del Pil, il deficit pubblico a fine 2020 raggiunge il 10,8 per cento del Pil, valore superato solo durante le guerre mondiali e nel periodo 1984-1991, dove però l’inflazione era particolarmente elevata (Fig. 1).[1] Il deficit resta elevato anche nel 2021, al 7 per cento e raggiunge il 3 per cento solo nel 2023. Ai livelli di deficit pre-crisi (1,6 per cento nel 2019) si rientrerebbe solo nel 2025.
  • Il deficit previsto per il 2020 è solo di poco più alto di quello previsto nel DEF, nonostante la manovra aggiuntiva di espansione del Decreto Agosto (25 miliardi o 1,4 percento del Pil) e la revisione verso l’alto della caduta del Pil. Questo sembra dovuto sia a un miglior andamento delle entrate a parità di Pil, sia al fatto che le misure dei decreti emergenziali sarebbero state sottoutilizzate.
  • La spesa per interessi aumenta leggermente solo nel 2020, al 3,5 per cento di Pil, per poi calare negli anni successivi. In valore assoluto prosegue la tendenza di riduzione della spesa per interessi grazie alle politiche monetarie espansive della BCE. Da notare che la spesa per interessi è, di fatto, sovrastimata e il deficit primario sottostimato perché gli interessi pagati sui titoli di stato acquistati dalla Banca d’Italia, come parte delle politiche monetarie della BCE, vengono restituiti allo Stato (apparendo quindi come una entrata primaria) come distribuzione dei profitti della Banca d’Italia; 7,9 miliardi più 1 miliardo di imposte nel 2019.[2]
  • Coerentemente con l’elevato deficit pubblico, l’avanzo primario del 1,8 per cento del 2019 diventa un deficit primario (7,3 per cento). Si interrompe così una lunga serie di avanzi primari italiani: eccetto il 2009, si deve tornare indietro al 1991 per trovare un deficit primario e addirittura al 1975 per trovarne uno di ampiezza simile a quella attuale (Fig. 2). Nel biennio 2021-22 si prevede una dinamica delle entrate più sostenuta rispetto a quella delle uscite grazie alla crescita economica e al venir meno delle misure fiscali emergenziali. Soltanto nel 2023 è previsto un sostanziale pareggio di bilancio primario (0,1 per cento).
  • Il rapporto debito/Pil aumenta di oltre 23 punti nel 2020, al 158 per cento del Pil, livello tra i più alti mai raggiunti in Italia (Fig. 3). Rispetto al DEF, la previsione è di circa 2 punti percentuali più alta per effetto del DL Agosto e di una maggiore flessione del Pil. Negli anni successivi la crescita, il riassorbimento del deficit e i bassi interessi, contribuiscono a ridurre il rapporto debito/Pil fino a 151,5 per cento nel 2023, sempre un record sorpassato solo per effetto della prima guerra mondiale.

Quanto sarà il sostegno all’economia?

I livelli di deficit programmati dal governo per questi primi anni di ripresa sono adeguati rispetto all’andamento del Pil?

Nel 2020 la deviazione del Pil reale rispetto al sentiero pre-covid (Nadef 2019) è stata del 9,6 per cento.[3] Il deficit pubblico nel 2020 si è scostato dal suo sentiero originario di 8,6 punti percentuali:[4] ossia per ogni punto percentuale di Pil perso, rispetto al suo sentiero originale, tra stabilizzatori automatici e misure discrezionali, il deficit è aumentato di 0,9 punti. Nel 2021, tenendo conto anche delle sovvenzioni (ossia dei trasferimenti a fondo perduto) provenienti dal Next Generation EU (vedi sotto), il rapporto tra espansione del deficit rispetto al suo sentiero originario e caduta del Pil è un po’ più elevato, ma non in modo sostanziale (1,2). Nel 2022, invece il rapporto sale bruscamente (1,8). Quindi il supporto dato all’economia, rispetto ai bisogni misurati dalla caduta del Pil rispetto al suo sentiero originale, cresce nel tempo anche se la situazione economica migliora.

Il contributo dell’Europa

Nel 2020-21 il finanziamento del deficit e del fabbisogno lordo di finanziamenti (vedi sotto per quest’ultimo) dipenderà in modo sostanziale dai finanziamenti dalle istituzioni europee, soprattutto dalla BCE (tramite la Banca d’Italia). Un ruolo minore in questo periodo sarà invece svolto dai programmi della Unione Europea (Next Generation EU, SURE e, potenzialmente, MES sanitario).[5]

Nella Nadef il Governo ha programmato di utilizzare solo 25 miliardi del Next Generation EU nel 2021, di cui 14 di sovvenzioni (10 dalla RRF e 4 dal React EU) e 11 di prestiti, su un totale di 205 miliardi disponibili per il periodo 2021-2026 (Tav. 2). L’impiego previsto delle risorse europee dovrebbe aumentare costantemente fino a 43 miliardi nel 2023, per poi diminuire nel triennio seguente. Nella Nadef non viene spiegata la ragione di questa ripartizione temporale: potrebbe trattarsi di semplice prudenza in attesa della presentazione dei progetti alla Commissione Europea, oppure della consapevolezza circa le lentezze gestionali e burocratiche della PA. In ogni caso, alla luce della scarsa capacità di utilizzare tempestivamente le risorse assegnate, esiste un notevole rischio che i fondi siano erogati all’Italia dopo la fase più intensa della crisi.[6] Molto più consistente sarebbe invece il finanziamento dalla BCE, come evidente dalle previsioni sulla copertura del fabbisogno lordo di finanziamento.

Per l’anno in corso, il fabbisogno lordo di finanziamento è previsto attualmente dall’Osservatorio a 494 miliardi, di cui 316 di titoli in scadenza e 178 di deficit (Tav. 3). Le istituzioni europee (BCE/Banca d’Italia e il fondo SURE) dovrebbero assorbirne la metà, 252 miliardi, di cui 225 miliardi dalla BCE/Banca d’Italia.[7] Conseguentemente, il debito in rapporto al Pil sarà detenuto da istituzioni europee per 37 punti percentuali (il 23 percento del debito totale), mentre i restanti 121 dai mercati finanziari.

Per il 2021, il fabbisogno di finanziamento è stimato in 495 miliardi, di cui 372 di titoli in scadenza da rinnovare e 123 miliardi di deficit.[8] L’ammontare preciso di titoli che sarà assorbito dalla BCE dipende da decisioni di politica monetaria ancora non prese. Tuttavia, le dichiarazioni della presidente della BCE Christine Lagarde fanno supporre che la situazione di debole inflazione perduri fino a fine 2021 e che gli acquisti di titoli di stato continueranno anche oltre la scadenza attuale (giugno 2021). Ne deriva che anche per il 2021 quasi la metà del fabbisogno (43 per cento) sarà finanziato dalle istituzioni europee, in particolare: 190 miliardi tramite titoli già posseduti dalla BCE e nuovi acquisti nell’ambito del programma PEPP;[9] 25 miliardi dalle risorse del Next Generation EU sopra descritte. Il restante 57 per cento dovrà essere raccolto sui mercati finanziari, che finanzierebbero in tal modo circa 281 miliardi del fabbisogno per il 2021. L’eventuale ricorso al MES (non menzionato nella Nadef) diminuirebbe la necessità di finanziamento sui mercati di circa 7 punti percentuali (36 miliardi in meno).

Che cosa si prevede di fare con i soldi della manovra del 2021?

Come già accennato, oltre ai fondi europei, la manovra in deficit prevista per il 2021 è di circa 24 miliardi (scostamento tra il deficit tendenziale e il programmatico). Non sono presenti dettagli sull’impiego di queste risorse, ma solo le linee guida per i fondi Next Generation EU. Si dovrà aspettare il Documento Programmatico di Bilancio per maggiori dettagli. Alcune misure riguarderanno il rifinanziamento delle politiche invariate (missioni di pace, rifinanziamento di alcuni fondi di investimento, fondo crisi di impresa, interventi di sostegno all’occupazione, ecc.) e una riforma per il taglio del cuneo fiscale. Inoltre, nella Nadef si legge che sono previste delle coperture, che, seppur vaghe (revisione delle spese e dei sussidi dannosi per l’ambiente, lotta all’evasione, ecc.), suggeriscono che complessivamente la manovra per il 2021 potrebbe essere ben superiore ai 24 miliardi e non sarà completamente in deficit.

Per quanto riguarda il Next Generation EU, il governo intende presentare il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR) non appena verrà finalizzato l’accordo in seno alle istituzioni europee. Nelle intenzioni, gli interventi del PNRR dovrebbero permettere di rilanciare gli investimenti pubblici e privati e attuare importanti riforme all’interno di un disegno di rilancio e di transizione verso un’economia più innovativa e più sostenibile dal punto di vista ambientale e più inclusiva sotto il profilo sociale. Sempre con riferimento alle intenzioni, il governo intende dedicare particolare attenzione alla coesione territoriale, attraverso la fiscalità di vantaggio e gli investimenti infrastrutturali. Vengono poi menzionati fra le priorità gli investimenti in istruzione e ricerca e il potenziamento del sistema sanitario. Un ruolo cruciale nel PNRR sarebbe svolto dagli investimenti pubblici, che verrebbero aumentati nei prossimi anni con l’obiettivo di riportarli su livelli superiori sia a quelli precedenti la crisi del 2008, sia alla media europea. È poi intenzione del governo migliorare la capacità delle amministrazioni di realizzare gli investimenti e di realizzare riforme strutturali volte ad assicurare un più alto tasso di crescita potenziale dell’economia. Fra le riforme da fare, vengono citate quelle volte ad affrontare i colli di bottiglia presenti nei diversi comparti – dalla giustizia alla pubblica amministrazione.