Fed: presto per ridurre gli acquisti di titoli. C’è «schiuma» sulle quotazioni finanziarie

Il Sole 24 Ore 28 Aprile 2021

di Riccardo Sorrentino

La Banca centrale Usa lascia invariati gli strumenti di politica monetaria e resta aperta a qualunque intervento si rivelasse necessario. I prezzi degli assets sono «alti» ma la situazione è tranquilla.

Diciamolo francamente, l’idea non ci piace, ma un pò tornano in mente le parole di Alan Greenspan quelle sulla : “Innaturale esuberanza”!

 

L’orientamento non cambia. Non c’è motivo, anche se c’è un po’ di «schiuma», legata alla ripresa, sui mercati finanziari, dove alcune quotazioni sono «alte». La Federal reserve ha confermato non solo tutte le misure predisposte per contrastare l’economia – tassi a zero, e acquisti di titoli per 120 miliardi di dollari al mese – ma anche l’intenzione di accompagnare la ripresa con una politica monetaria decisamente accomodante, in tandem – evidentemente – con la politica fiscale, espansiva come mai è accaduto negli ultimi decenni.

La riunione di aprile – destinata a una “ordinaria manutenzione” delle aspettative – ha solo modificato la valutazione delle condizioni dell’economia. Sulla quale restano «rischi», ha spiegato il comunicato ufficiale, relativi soprattutto alla crescita, anche se gli indicatori di attività economica e di occupazione «si sono rafforzati» – persino, ha aggiunto in conferenza stampa il presidente Jerome Powell, «più del previsto» – mentre a marzo erano semplicemente «ritornati positivi».

Anche i settori maggiormente colpiti dalla pandemia, che restano deboli, «hanno mostrato miglioramenti» anche se l’occupazione nei comparti del tempo libero e della ricettività resta inferiore a quelli prepandemici: mancano all’appello tre milioni di posti di lavoro.

L’inflazione – che nelle scorse settimane ha animato la discussione tra gli economisti e spinto al rialzo i rendimenti delle durate più lungo – non segnala problemi: è in rialzo «riflettendo ampiamente fattori temporanei». Le condizioni finanziarie – che misurano l’impatto della politica monetaria lungo tutta la catena di trasmissione – restano quindi e devono restare «accomodanti», esattamente come a marzo.

Tutto dipende ora dall’andamento delle vaccinazioni, e dai suoi effetti: i nuovi casi restano elevati, ha detto Powell. Anche per questo motivo «non è ancora il momento» di parlare di un tapering, una riduzione degli acquisti di titoli, che sarà annunciata con molto anticipo. Occorrerà vedere nuovi passi avanti e «occorrerà del tempo prima di vedere ulteriori, notevoli, progressi». La ripresa, insomma, è ancora «incompleta»: ci sono ancora 8,5 milioni di posti di lavoro in meno rispetto a febbraio 2020.

Perché si inizi a discutere di una exit strategy sarà necessario che le condizioni del mercato del lavoro siano «coerenti» con la massima occupazione, e che l’inflazione abbia raggiunto il 2% e tenda a superare questo livello, sul quale dovrà restare «per qualche tempo». Nella situazione attuale, ha aggiunto Powell, «sembra francamente improbabile vedere l’inflazione salire in modo persistente»: l’attività economica resta debole. «Non è impossibile, ma sembra improbabile».

Non preoccupa la possibilità che i prezzi, e prima ancora le aspettative, possano subire una surriscaldamento. Per esempio, come temono alcuni economisti, a causa dell’enorme piano fiscale varato dall’Amministrazione Biden. Nel caso, ha spiegato Powell (che ha rifiutato di commentare le scelte della Casa Bianca e del Congresso), «nessuno deve avere dubbi: saremo preparati a usare i nostri strumenti», per portare le aspettative di inflazione in linea con l’obiettivo del 2% medio.

Qualche sorpresa ha riservato il riferimento di Powell all’andamento dei mercati finanziari, che non preoccupano anche se – ha detto riferendosi a quotazioni elevate – «vediamo cose sul mercato finanziario che sono un po’ schiumose». Froth, o frothy: la stessa parola che Alan Greenspan usò per descrivere nel 2005, due anni prima della Grande crisi finanziaria, l’andamento delle quotazioni immobiliari. «È un fatto: non dico che non ha nulla a che fare con la politica monetaria, ma ha moltissimo a che fare con le vaccinazioni e la ripartenza dell’economia». Il leveraging finanziario, però, non è un problema, e la situazione delle famiglie è buona. Non c’è motivo, insomma per intervenire e ripristinare la stabilità finanziaria.