Tutti amano i tassi sottozero, ma dimenticano gli effetti collaterali

Financial Lounge 4 Luglio 2019

Una piccola riflessione, sulla portata nel medio lungo periodo di una tendenza che al momento ci trova compiaciuti!

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Anche Christine Lagarde, designata per succedere a Draghi alla Bce, pur apprezzando le politiche monetarie non ortodosse per sostenere la crescita, avverte sulle possibili conseguenze

I tassi di interesse zero o negativi decisamente non dispiacciono ai mercati obbligazionari globali. Soprattutto perché politiche monetarie che puntano a ulteriori allentamenti, a cominciare dalla Federal Reserve di Jay Powell fino alla Bce dove Mario Draghi si prepara a cedere il timone alla direttrice del Fondo Monetario Christine Lagarde, vogliono dire aspettative di prezzi in rialzo e rendimenti in calo. Un fenomeno che interesserà anche la parte lunga della curva dei rendimenti, sia del debito sovrano che delle altre obbligazioni, investment grade e anche high yield. La stessa Lagarde ha più volte nelle scorse settimane, a partire dallo Spring Meeting del Fondo a Washington, manifestato apprezzamento per i tassi zero o negativi adottati da Bce e Banca del Giappone, definendoli come ‘net positives’ vale a dire fattori positivi netti, almeno nelle attuali circostanze. Ma ha anche aggiunto che le conseguenze collaterali delle politiche ‘non ortodosse’ adottate dalle banche centrali per sostenere la ripresa economica globale, dovranno essere attentamente monitorate.

I TASSI ZERO NON POSSONO ESSERE L’UNICA RISPOSTA AL RALLENTAMENTO GLOBALE

A che cosa si riferisce l’avvertimento della presidente in pectore della Bce? Lagarde ha avvertito che si tratta di uno stato di allerta e non di allarme. E ha aggiunto che la politica monetaria non può continuare a rappresentare a tempo indeterminato “l’alfa e l’omega” della ripresa mondiale, che prima o poi dovrà trovare sostegno in misure appropriate di politica economica. Vale a dire, per quanto riguarda l’Eurozona, politiche in grado di sostenere l’aumento dell’occupazione, con maggiori investimenti in infrastrutture e in innovazione. Ma ci sono anche altre ragioni per vedere nel lungo termine conseguenze non positive dei tassi zero o negativi. Tra queste, molti esperti citano il fatto che il sistema previdenziale globale si fonda sugli investimenti degli istituti assicurativi pubblici e privati. Istituti che sono vincolati proprio dal loro mandato a impiegare le proprie risorse in strumenti di debito ‘investment grade’, proprio quelli sui quali si fanno più sentire gli effetti dei tassi zero o negativi.

IL RISCHIO DI UN IMPATTO NEGATIVO SUL SISTEMA DELLA PREVIDENZA

Tra questi, Alessandro Tentori, CIO di Axa IM Italia, che osserva come i tassi negativi siano motivati anche dalle “aspettative paralizzate” di inflazione nell’Eurozona. Ma aggiunge che “non è tutto positivo”, perché alla lunga i tassi negativi potrebbero avere un impatto su tutto il sistema della previdenza. “In un universo a rendimento negativo”, osserva Tentori, “è sempre più difficile investire da parte delle assicurazioni”, la cui mission invece è trasformare il patrimonio attuale in un patrimonio futuro accresciuto.

ANCHE I T-BOND SONO PRATICAMENTE IN NEGATIVO IN TERMINI REALI

A livello globale la montagna di debito che rende meno di zero ha superato la vetta dei 12.500 mld di dollari, superando il precedente record del 2016. Anche in America, dove l’economia è in crescita sostenuta e i tassi dei Fed Funds viaggiano al 2,5%, il rendimento del Treasury decennale è sceso sotto il 2%, vale a dire quasi negativo in termini reali, cioè sottratta l’inflazione. I tassi negativi hanno fatto la loro apparizione sulla scena monetaria globale circa due decenni fa sul mercato del credito giapponese, facendo temporaneamente impazzire il sistema informatico delle banche del Sol Levante. In passato tassi estremamente bassi o negativi sono stati la risposta a emergenze, come la crisi delle Tigri Asiatiche di fine anni 90 o la Grande Crisi del 2008-09. Ora sembrano invece la nuova normalità in un mondo ormai senza inflazione. Una normalità che nel lungo periodo può diventare a sua volta rischiosa.

Autore: adminicola15

Private Banker - Partner Azimut Consulenza finanziaria presso Azimut

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