Cina, il coronavirus può costare almeno l’1% del Pil

28 Gennaio 2020 Financial Lounge di Antonio Cardarelli

Un esempio di cigno nero! O se vogliamo di fenomeno destruptive. Mercati ed economia non possono marciare sempre a doppio passo. Per quanto stimolati dalle Banche Centrali e protetti dai Governi, alcune logiche devono ritrovare validità; dal valore del denaro, all’uso indiscriminato delle risorse e dell’ambiente, a cicli economici di durata ed intensità sostenibile

L’impatto sull’economia cinese del coronavirus dipenderà dalla durata dell’epidemia, ma secondo AllianceBernstein il calo del Pil sarà al massimo dell’1,9%

Gli occhi del mondo sono puntati sulla Cina e in particolare su una città fino a poco tempo fa pressoché sconosciuta in Occidente: Wuhan. Il coronavirus ha contagiato circa tremila persone e provocato almeno 80 vittime. Le contromisure del governo cinese per fermare la diffusione sono piuttosto decise: intere città isolate, scuole e uffici chiusi e attenzione particolare negli aeroporti. Ma, come insegnano eventi passati, queste emergenze hanno ricadute importanti anche sull’economia.

 

FRENATA DEI CONSUMI

“I modelli di contagio storici e i costi economici di malattie simili ci permettono di stimare il potenziale impatto del coronavirus di Wuhan sulla crescita del Pil cinese”, spiega Mo Ji, Chief Economist—Greater China di AllianceBernstein. Nonostante siano del tutto necessarie, le pratiche di controllo dell’infezione – che siano precauzioni autoimposte o rese obbligatorie dal governo – tipicamente penalizzano il consumo e le vendite al dettaglio. Ad esempio, spiega Mo Ji, la reclusione nelle proprie abitazioni riduce lo shopping in negozi fisici e mettere in quarantena una città danneggia i settori del turismo e dei trasporti.

Una situazione simile era stata vissuta nel 2003, durante l’epidemia della Sars. In quell’occasione il Pil cinese, che oggi viaggia intorno al 6%, era sceso di circa due punti percentuali. “Naturalmente sappiamo che il coronavirus di Wuhan è meno grave della Sars – precisa Mo Ji – e che l’economia cinese è più grande ora di quanto non fosse nel 2003. Riteniamo quindi che l’epidemia in corso avrà un impatto che potrà variare da un calo dello 0,8% del Pil reale, nel caso in cui l’epidemia venisse contenuta nei prossimi 3 mesi, a un calo dell’1,9% se l’epidemia si protraesse per 9 mesi”.

COSTO DELL’1% DEL PIL

Secondo l’esperto di AB, quasi sicuramente la durata dell’epidemia sarà all’interno di questo intervallo e per almeno altri 3 o 4 mesi la Cina dovrà combattere non solo la diffusione della malattia, ma anche il danno causato alla crescita economica. “In questo momento ci attendiamo un possibile costo pari all’1% del Pil reale. Di conseguenza, riteniamo che la Cina allenterà la politica monetaria e fiscale in modo ancora più aggressivo per raggiungere il suo obiettivo del 6% per il 2020. Nel frattempo, continuiamo a monitorare la situazione da vicino. L’epidemia del coronavirus di Wuhan è ancora agli inizi e le circostanze stanno evolvendo rapidamente”, conclude Mo ji.

 

Autore: adminicola15

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