Una seria valutazione su l’ipotesi dell’imposta patrimoniale.

We Wealth 8 GIUGNO 2020 DI NICOLA MANSI

Il nostro gigantesco risparmio è il nostro carburante, se non lo sfruttiamo noi, si erode e alla fine ne approfitteranno altri attraverso l’acquisizione delle nostre banche

Di questi tempi, molti consulenti che operano sul campo si sentono porre

quotidianamente il quesito se arriverà la scure dell’imposta patrimoniale? La risposta

non può che essere che soggettiva e tendente a rassicurare l’interlocutore, ma poi

ragionandoci a mente fredda si comprende il perché non sembra essere una ipotesi

percorribile, sicuramente non nel breve periodo e probabilmente neanche nel medio.

Da buon operatore finanziario mi piace documentarmi ed approfondire ed ecco quindi i dati nudi e crudi : ogni anno il nostro paese produce circa € 1800 miliardi ricchezza

(PIL ITALIA) e ha un debito pubblico pari al 136% del suo stesso PIL, poco meno di

€ 2450 miliardi (dati pubblicati dal Mef al 16/3/2020)

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Evoluzione del debito pubblico italiano FONTE :

http://mazzieroresearch.com

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Ante COVID (ma si stima possa arrivare al 155% con i provvedimenti intrapresi dal

Governo di supporto e stimolo all’economia). Di questa enorme massa il 112% è in

mani a investitori privati (BCE e Banca Italia per un 20%, le altre banche e le

istituzioni finanziarie come assicurazioni e fondi, per il 45% e solo il 6% in mano a

famiglie ed imprese italiane) la rimanente parte è in mano ad investitori esteri. Risulta

evidente quindi che la fiducia dell’italiano medio e delle imprese rispetto alla capacità

dello Stato pagatore è piuttosto bassa a giudicare da quanto detenuto dai privati non

professionali. In compenso però giacciono praticamente inattivi sui C/C bancari e

conto depositi la bellezza di € 1.578 miliardi (bollettino ABI di febbraio). Eppure

appare un controsenso perché paghiamo la bellezza di € 79 miliardi ogni anno di

interessi che rapportati al debito rappresenta un tasso medio di interesse pagato sul

debito del 3,1%. Per questo è importante mantenere basso lo Spread ed alto il Rating

e che vi sia una partecipazione attiva delle istituzioni e banche centrali nell’acquisto

del nostro debito, altrimenti chi se lo compra, visto che siamo noi i primi a non

fidarci?. Il Bilancio dello Stato è dato nel 2019 da Entrate per € 578 miliardi e Spese

per € 638 miliardi delle quali : spese correnti (necessarie a mandare avanti la

macchina) € 509 miliardi, spese in conto capitale (investimenti) € 50 miliardi e

interessi sul debito € 79 miliardi (fonte Mef). Secondo i dati della CGIA di Mestre

nel 2019 la pressione fiscale ci colloca in Europa al 6° posto con il 42% di pressione

fiscale e tra imprenditori e liberi professionisti oltre il 50% (da cui va ricercata la

motivazione più profonda che spinge intellettualmente a giustificare un certo tipo di

evasione fiscale), incassando così dalle sole tasse € 507 miliardi. Ma la c.d.

patrimoniale c’è già nei fatti; la casa con l’IMU frutta la bellezza di € 22 miliardi

ogni anno ossia il 3,4% dell’intera spesa e non include la prima casa, (che potrebbe

sempre essere ripristinata nello scenario peggiore), l’intero risparmio inoperoso è

gravato del bollo dello 0,20% (Bollo Monti) e del 26% sui guadagni di capitale (cd

bollo Renzi). Tutto questo pressoché con qualsiasi condizione esterna, contrariamente

alle nostre attività lavorative o alle vicende legate alle nostre singole vite. In sintesi

esiste già una gallina da sfruttare che produce uova d’oro, c’è però il rischio che

appesantendola ulteriormente si finisca per  strozzarla. L’unico capitolo da ritoccare saranno le

imposte di successione che fanno del Belpaese un’isola felice. Qui da noi le imposte

di donazione e successione sono in linea diretta del 4% sino ad un massimo dell’8%

con una franchigia tra parenti diretti di 1 milione per ognuno di essi. Niente rispetto a

qualsiasi altro paese europeo dove l’imposta massima arriva al 20-34-43-60% e

spesso senza alcuna franchigia. Questa a detta di tutti gli addetti ai lavori sarà

sicuramente un campo da rivedere senza paure di incidere enormemente sul tessuto

sociale .

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Quello che al contrario occorrerebbe è un maggior raccordo tra la capacità

di risparmio dei privati rivolta all’economia reale, al supporto delle imprese

per intenderci , specie le PMI che costituiscono l’80% dell’ossatura del

nostro sistema produttivo, spesso ricco di eccellenze assolute in settori di

nicchia e alla progettazione di grandi opere pubbliche ed il coordinamento

dei progetti infrastrutturali europei e nazionali in coesione con fondi dedicati.

In effetti tre anni indietro per puntare sull’azienda Italia furono avviati i PIR

(Piani individuali di risparmio), ossia fondi azionari ed obbligazionari investiti

per almeno il 30% in PMI, che concedono l’esenzione fiscale a chi resta

investito un quinquennio. Una innovazione nel ramo degli investimenti che ha

permesso di raccogliere in due anni più di 15 miliardi, finita però in pausa

all’inizio del 2019 perché la Finanziaria ha ulteriormente ampliato la loro

possibilità di acquistare piccole imprese non quotate, aprendo così un

dilemma per l’aumento di rischio che ha stoppato per 2 anni i nuovi flussi di

raccolta in questi investimenti. In conclusione il nostro gigantesco risparmio

è il nostro carburante, se non lo sfruttiamo noi, si erode e alla fine ne

approfitteranno altri attraverso l’acquisizione delle nostre banche e delle

SGR. Perché allora non ipotizzare che Stato e imprese possano collaborare

per realizzare infrastrutture ad elevato moltiplicatore, e modernizzare il

Paese, coinvolgendo anche la liquidità delle famiglie? Un Paese prospera

solo quando il denaro circola, non quando resta inutilizzato su un conto. Più

che patrimoniale occorre convogliare una parte dell’enorme risparmio dei

cittadini trasformandolo da passivo in attivo, aiutando le imprese attraverso

l’entrata nelle stesse, di fondi di Private Equity, di Venture Capital, di Private

Debt, distribuiti ai risparmiatori ed incentivati fiscalmente con orizzonte

temporale di medio lungo termine (7-10 anni), con ritorni soddisfacenti,

destinati a far crescere le imprese ad aprirle al mercato, ad accompagnarle

alla quotazione, a trasformarle da imprese famigliari a public company, a

cercare nuovi partners e sbocchi su mercati internazionali, a sviluppare

quella ricerca con prospettive economiche interessanti ed allo sviluppo dei

brevetti. In ultimo occorrono anche sul piano delle istituzioni comunitarie

investimenti pubblici e contributi agli investimenti privati, soprattutto in

infrastrutture fisiche e digitali, ricerca e innovazione, istruzione e formazione,

finanziati con Eurobond (dei quali si sta discutendo in questi giorni), Pepp

(Pandemic Bond), BEI, FEIS (Fondo europeo investimimenti strategici) ecc. ,

tutti Special Purpose Vehicles, finanziati con questi fondi e che sposino

progetti infrastrutturali ad alto valore di crescita. Indirizzare così queste

risorse in fondi di procjet financing ad infrastrutture volte a modernizzare il

paese con nuove strade, porti, ponti, contrasto al dissesto idrogeologico,

che tanto ci costa ogni anno. Investimenti nel settore turistico, che

rappresenta la nostra maggiore vocazione, o in tutta la filiera

dell’agroalimentare di qualità o del made in Italy enogastronomico certificato

e destinato quasi totalmente all’export. A questo punto, ma solo a questo

punto, dopo aver puntato seriamente sulla rinascita del paese e non

sull’assistenzialismo fine a se stessa (anche se necessario nei momenti più

drammatici ed emergenziali), puntiamo ad una seria lotta all’evasione, quella

più incancrenita, sfuggente ed odiosa (si calcolano fino a 110 miliardi di

gettito annuali evasi)……… oramai gli strumenti informatici per stanarla e

perseguirla ci sono tutti ed è solo questione di volontà politica…….ed

allora……altro che gettito da patrimoniale una tantum!!!!! Una ultimissima

nota alle nostre garanzie finanziarie dove poter attingere per tutto questo

enorme piano di crescita a moltiplicatore attivo, ci sarebbero oltre a € 1487

miliardi giacenti sui C/C, altri € 3000 miliardi in azioni obbligazioni e risparmio

gestito (fondi ed assicurazioni) e ricordiamoci infine che pur non essendoci

alcuna intenzione di toccarle, la Banca d’Italia ha un indice di ulteriore

solvibilità fornito da riserve ufficiali per € 163 miliardi, delle quali l’oro da solo

ne rappresenta il 69%, ossia 2462 tonnellate a gennaio 2020. (https://

www.mazzieroresearch.com/wp-content/uploads/2020/02/Italia-

economia-a-fine-2019.pdf). In sintesi, non siamo ancora giunti al caso

della Grecia, per la quale si ipotizzò la condizione di dover vendere il

Partenone!

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Autore: adminicola15

Private Banker - Partner Azimut Consulenza finanziaria presso Azimut

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