6 cose che cambieranno nel mondo post-covid secondo Joseph Stiglitz

5/6/2020       AXA Investment Managers      (AXA AM)    Tomorrow Augmented

Capire i trend di domani per investire meglio oggi

Dall’aumento delle disuguaglianze alla deglobalizzazione, dalla nuova Guerra Fredda Usa-Cina alla mutualizzazione dei debiti europei: il Premio Nobel per l’Economia parla a tutto tondo delle conseguenze della pandemia sulla nostra vita e sul nostro portafoglio. Ecco sei cose da sapere.

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Economist Joseph Stiglitz: 'Europe is on the brink' — ICRICT

Il punto di vista un attento studioso (premio Nobel per l’Economia) sulle dinamiche e le variabili da tener presenti nell’immediato futuro per tornare ad investire con fiducia.

In tutto il mondo il coronavirus sta accelerando le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza. I ricchi stanno diventando sempre più ricchi, grazie all’iniezione nel sistema finanziario di colossali masse di denaro che premiano i mercati finanziari, mentre i poveri stanno perdendo il lavoro, e a volte purtroppo la stessa vita, esposti come sono al contagio anche per il tipo di occupazione che hanno. Così Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia nel 2001, già capoeconomista della Banca Mondiale ed ex consulente di Bill Clinton e Barack Obama, in collegamento da New York ha spiegato nel webinar “Finanza e disuguaglianza” di AXA IM la sua visione di come cambierà il mondo dopo la pandemia, tra deglobalizzazione, nuova Guerra Fredda e solidarietà. Ecco sei punti fondamentali toccati dall’economista statunitense durante il suo intervento e le sue risposte alle domande di Alessandro Tentori, Chief Investment Officer di AXA IM Italia.

 

1) Economia e politica

L’ipotesi di una ripresa economica a “V”, quindi molto rapida, è secondo Stiglitz una fantasia. Ci sono infatti due fondamentali incertezze: come andrà la pandemia e quanto saranno efficaci le misure varate da Governi e banche centrali per aiutare l’economia. Due incertezze che si aggiungono a quelle già esistenti, come i cambiamenti strutturali dell’economia, con la transizione digitale, e il cambiamento climatico. L’economia non si riprenderà fino a quando la pandemia non sarà definitivamente sotto controllo, spiega il premio Nobel. Anche se possiamo già immaginare come sarà il mondo post-Covid: secondo Stiglitz lo Stato riacquisterà un ruolo centrale, anche per migliorare ricerca scientifica, sanità e sistemi di protezione sociale. E saranno più percepibili i limiti di un mercato lasciato senza controllo.

 

2) Disugualianze

La pandemia e la pioggia di denaro iniettata nel sistema finanziario da Governi e banche centrali stanno aumentando le diseguaglianze. In quali modi? Stiglitz ne indica uno su tutti: le politiche monetarie messe in piedi dopo la crisi del 2008, con tassi di interesse bassi o addirittura negativi e le iniezioni di denaro dei Quantitative easing. Il risultato di queste politiche è che i rendimenti dei titoli di Stato sono scesi e quelli delle azioni sono saliti. Il problema è che negli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo, è la parte più benestante della popolazione ad avere una forte componente azionaria in portafoglio. Chi vuole sicurezza, come per esempio i pensionati o le fasce meno abbienti, è invece costretto a investire i propri risparmi in titoli di Stato che oggi rendono poco o nulla. Il coronavirus secondo Stiglitz ha mostrato tutte le debolezze delle disuguaglianze, con le fasce di popolazione più deboli doppiamente esposte al virus, perché povere e in generale esposte a lavori più pericolosi.

 

3) Stati Uniti

Perché gli Stati Uniti hanno una disoccupazione così alta? Perché il contagio si è diffuso così in fretta? Perché ci sono stati così tanti decessi? L’America era impreparata al virus per via delle debolezze del sistema sanitario e di quello della sicurezza sociale, spiega Stiglitz, che ricorda come i tagli di budget abbiano soppresso anche una speciale task force anti-pandemia voluta a suo tempo dall’ex presidente Barak Obama. C’è inoltre un peso eccessivo della “corporate America” (quindi delle grandi imprese) nel progettare le risposte economiche al virus, nota il Nobel, che per le elezioni presidenziali di novembre scommette sulla vittoria di Joe Biden contro Donald Trump.

 

4) Europa e  Italia

L’economia europea è grossomodo grande come quella statunitense, sottolinea Stiglitz, ma oltreoceano sono stati già spesi tremila miliardi di dollari (e altri ne arriveranno), mentre nel Vecchio continente si discute di un Recovery Fund da 750 miliardi di euro. Il calibro della risposta europea è insomma meno di un terzo di quello americano. E’ chiaro che i singoli Paesi non possono finanziare da soli una risposta alla pandemia, sottolinea il Nobel. Anche perché quelli più colpiti dal virus, come Italia e Spagna, sfortunatamente avevano già un livello di debito pubblico alto prima del contagio. L’idea di accumulare maggior debito nei singoli Paesi anziché mettere in piedi meccanismi di solidarietà secondo Stiglitz è inquietante. Nel breve e medio periodo il debito non preoccupa, spiega l’ex consulente economico di Clinton e Obama, ma nessuno può prevedere cosa accadrà sul lungo termine. Se i tassi in futuro dovessero salire, i Paesi più indebitati rischiano di vedersela brutta. Ecco perché secondo Stiglitz bisogna mettere in campo gli eurobond, o comunque forme di solidarietà e mutualizzazione dei debiti, e deve trattarsi di erogazioni, non prestiti. E’ giusto che ci siano delle condizionalità come chiedono i Paesi nordeuropei, magari tese allo sviluppo dei servizi sanitari e della green economy, ma deve trattarsi di condizionalità in linea con i valori dell’Europa, conclude l’economista statunitense.

 

5) Nuova guerra fredda e globalizzazione

Il conflitto multiforme tra Cina e Stati Uniti si sta scaldando, spiega Stiglitz, spinto dalla gara economica, dalla competizione geopolitica e da ragioni di sicurezza nazionale. Con l’Europa schiacciata in mezzo alle due superpotenze. Si tratta di una “nuova Guerra Fredda” che non finirà nemmeno se alla Casa Bianca approdasse  un presidente democratico. In questo caso, il conflitto potrebbe focalizzarsi  di più sui problemi legati ai diritti umani e sulla ricerca di aree di cooperazione per la lotta al climate change e a emergenze sanitarie come il coronavirus. Secondo Stiglitz, con un presidente democratico, ci potrebbe essere maggior razionalità ed equilibrio nell’agenda economica. Quanto al commercio, l’era dell’iperglobalizzazione è finita, chiarisce il Nobel, e la crisi ha accelerato un trend che era visibile anche prima della pandemia: tra il 2008 e il 2019 la fetta del Pil mondiale legata al commercio è scesa, in particolare gli investimenti diretti nelle economie emergenti.

 

6) Come investire

La gente oggi ha paura, spiega Stiglitz, anziché spendere i soldi che guadagna li lascia sul conto corrente. Per far ripartire l’economia bisogna quindi ricostruire un clima di fiducia. Quanto agli investimenti in dollari, il Nobel sottolinea il suo scetticismo sui rischi valutari: i movimenti dei cambi sono legati a fattori politici difficili da prevedere. Quanto alla corsa a Wall Street del settore tecnologico, Stiglitz è convinto che ai livelli attuali i colossi digitali siano sopravvalutati. Il settore rappresenta senza dubbio il futuro, ma ci sono alcuni elementi che potrebbero frenare la galoppata dei giganti del Nasdaq: politiche anti-monopolistiche, la concorrenza di nuove società e il possibile rallentamento di modelli di business basati sulla pubblicità.

 

Autore: adminicola15

Private Banker - Partner Azimut Consulenza finanziaria presso Azimut

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