Alain Minc “Cancellare il debito pubblico creato dal Covid 19”

4/6/2020 La Repubblica di Anais Ginori

Un punto di vista interessante e prospettico di una visione che fino a pochi mesi addietro sarebbe stata visionaria ed ancora adesso ha soffre forti resistenze, ma che tuttavia sta delineando un nuovo solco nella gestione dei debiti pubblici futuri!

Parla il manager e politologo francese: ” Il rapporto debito-Pil in Italia potrebbe salire al 160% Bisogna evitare che il Paese precipiti in una spirale di spread crescenti”

PARIGI – “Cancelliamo il nuovo debito pubblico legato alla crisi del Covid”. A parlare così non è un militante di estrema sinistra ma Alain Minc, eminenza grigia del capitalismo francese. Consigliere ombra di tanti presidenti, tra cui Emmanuel Macron di cui è stato uno dei pigmalioni, Minc lancia attraverso Repubblica una proposta choc a proposito del bazooka monetario della Bce scattato con la crisi del Covid e del massiccio acquisto dei buoni del Tesoro italiani. “Il destino di questo surplus di debito pubblico che va ad accumularsi nella cassaforte della Bce – dice Minc – è un argomento importante almeno quanto la mutualizzazione europea dell’indebitamento per gli investimenti”. Settantuno anni, incarna l’élite francese ma anche un gusto per la controversia intellettuale. In questi giorni, pubblica il suo nuovo libro, “Mes présidents” nel quale ripercorre incontri e conversazioni all’Eliseo.

Qual è la sua proposta?
“Prendiamo l’esempio dell’Italia, che ha già un rapporto tra debito pubblico e Pil pari al 130%. Nel prossimo futuro la percentuale potrebbe salire al 160%. Dobbiamo evitare che le agenzie di rating facciano precipitare l’Italia in una spirale di spread crescenti come abbiamo già visto in passato. La mia proposta è quindi di separare il 130% del debito pubblico già accumulato che appartiene al settore privato dal surplus del 30% che sarà nelle casse della Bce attraverso il programma di riacquisto. L’obbligo di rimborso dello Stato italiano non è di fatto lo stesso nei confronti dei finanziatori privati che nei confronti della Bce”.

E quindi cosa dovrebbe fare la Bce?
“La logica suggerirebbe la cancellazione del debito detenuto dalla Banca centrale, almeno in parte. Ma è chiedere troppo al sistema finanziario e al suo conformismo. Ci sono anche controargomentazioni legali – “pacta sunt servanda” – difficili da contrastare, soprattutto nei confronti dei tedeschi. Ripeto: sarebbe la soluzione migliore. In circostanze straordinarie, misure straordinarie”.

A molti sembrerà una provocazione.
“Ne sono consapevole. Prendiamo quindi una via più semplice. La Bce dovrebbe scambiare i buoni del Tesoro con titoli perpetui a basso interesse. E aggiungo: se l’idea di perpetuità provoca un rifiuto ideologico, allora diciamo con titoli a 50 e 100 anni. Il debito pubblico sarebbe così suddiviso in due comparti: il debito detenuto da operatori privati attenti alla solvibilità dello Stato debitore con agenzie di rating in allerta e spread rappresentativi. E il debito pubblico perpetuo o a lunghissimo termine, che non peserebbe sulla solvibilità del debitore”.

Crede davvero che ci sarà ascolto per questa idea?
“Così com’è stata accettata l’idea iconoclasta dell’helicopter money, vedrete che nei prossimi mesi il dibattito ruoterà intorno alla monetizzazione del debito seguita da una parziale cancellazione della sua quota pubblica, o del suo rinvio alle calende greche. E’ una trasformazione che accadrà in ogni caso, ma senza dirlo. Esplicitando questo meccanismo monetario, è la mia tesi, potremmo rassicurare agenzie di rating e mercati. E secondo me gli inglesi, che sono i più empirici, lo faranno già prima di noi”.

Il Recovery Fund non è sufficiente?
“Sono molto colpito dal modo in cui la Germania ha abbandonato tutta la sua doxa in seguito alla crisi del coronavirus. Ha gettato via i criteri di contenimento del bilancio, ha accettato gli aiuti di Stato. Rimaneva l’ostacolo della mutualizzazione del debito. L’idea degli eurobond o coronabond non sarebbe mai passata. La Germania ha già infranto molti tabù. La soluzione che fa passare l’indebitamento per il bilancio dell’Unione è la più ragionevole”.

La pioggia di miliardi basterà?
“Se prendiamo i 500 miliardi dell’iniziativa franco-tedesca, abbiamo il 3% del Pil europeo. Se aggiungiamo l’effetto leva degli altri prestiti e investimenti, in termini di moltiplicatore keynesiano, penso che possiamo davvero essere soddisfatti. Ora però resta da vedere come saranno spesi questi soldi. Non dovrebbero servire solo per costruire ospedali”.

Come andrebbero spesi?
“Il vero problema è che ogni crisi provoca una risposta che non anticipa la crisi successiva. Nel 2008 abbiamo rafforzato la liquidità e al vigilanza del sistema bancario. E infatti, questa volta, le banche hanno potuto far fronte al crollo dell’attività economica durante l’emergenza sanitaria. Nella prossima crisi avremo un sistema sanitario che funzionerà molto meglio, ma probabilmente l’urto colpirà altrove. Penso, ad esempio, che il peggio che ci potrebbe capitare sia l’esplosione di Internet, un blackout di giorni della Rete potrebbe mettere in ginocchio i nostri Paesi. E non siamo assolutamente pronti contro questo pericolo”.

E’ ottimista sulla ripartenza dell’economia?
“Dobbiamo renderci conto che meno 10% del Pil nei paesi ricchi, con gli effetti sul commercio internazionale e quindi sui bilanci dei paesi poveri, provocherà alla fine molti più morti dei Covid. Per la prima volta dai tempi della guerra, i governanti hanno dovuto scegliere tra diversi morti. Abbiamo evitato i morti più visibili, quelli per Covid, ma abbiamo provocato morti invisibili”.

Avremmo potuto fare altrimenti?
“Credo che ci sono due ragioni per cui ci siamo gettati nel confinamento. La prima è che temiamo i cinesi ma, nel profondo, li ammiriamo. Ci impressionano. E poiché i cinesi si sono confinati, il riflesso naturale è pensare che dovessimo fare come loro. La seconda ragione è che in Occidente non c’era nessuno capace di fermare questa corsa verso il confinamento. L’unico avrebbe potuto essere un presidente rispettato degli Stati Uniti, cioè il leader dell’Occidente. Donald Trump ha detto innumerevoli cavolate e una frase estremamente intelligente ma che, detta da lui, non era udibile. “La cura può essere peggiore del problema”. Se questa frase fosse venuta da Barack Obama, il mondo avrebbe cominciato a riflettere”.

Lei parla così ora, ma non ha detto queste cose nel pieno dell’emergenza sanitaria. 
“Infatti, non pretendo di dare lezioni a nessuno. Anche io ho partecipato a questa folle corsa verso il confinamento. Ma a posteriori penso che ci siamo precipitati senza pensare. Siamo rimasti vittime, in realtà, di una dittatura di pseudo-scienziati. La guerra non dovrebbe mai essere affidata ai militari, e le epidemie non dovrebbero mai essere affidate agli epidemiologi. I militari non fanno mai la pace, occupano il territorio nemico fino all’ultimo centimetro. Gli epidemiologi vogliono sterminare il virus fino all’ultimo ceppo. L’unico potere legittimo per arbitrare tra le disgrazie è quello politico”.

 

Autore: adminicola15

Private Banker - Partner Azimut Consulenza finanziaria presso Azimut

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