Il virus in Cina non circola più ma la sua immagine nel mondo è peggiorata

11 Ottobre 2020

Il Sole 24 Ore di Biagio Simonetta

Le strategie di contenimento imposte dalla Repubblica Popolare hanno funzionato meglio di quelle applicate in Occidente. Oggi il Paese del Dragone torna a vivere una nuova normalità fatta di ripresa economica e turismo, ma il mondo adesso gli è ostile.

La capacità di gestione interna dei problemi non equivale alla percezione esterna che gli altri hanno di noi.

Illustrazione di Andrea Marson / Il Sole 24 Ore

Illustrazione di Andrea Marson / Il Sole 24 Ore

In Cina si è appena chiusa la “Settimana d’oro della Giornata nazionale”, un periodo di vacanza che cade due volte l’anno. L’altro è quello del Capodanno Lunare, nel bel mezzo dell’inverno. Proprio il Capodanno Lunare, in questo 2020, è coinciso con l’esplosione del coronavirus. In quei giorni, mentre nel cuore dell’Hubei scoppiava la polmonite Covid-19, in tutta la Cina si muovevano milioni di persone, portando il contagio ovunque. E molte rimasero bloccare allo scoccare del 23 gennaio, quando Xi Jinping impose un lockdown molto rigido per arginare l’inferno.

La situazione sembrava drammatica. Le città diventarono deserte in poche ore, il numero dei contagi era fuori controllo, sui social media cinesi comparivano video (poi rimossi) di persone che morivano per strada a causa di ospedali presi d’assalto.

Oggi, in Cina, quei giorni sembrano lontani. Il ground zero di questa pandemia ha reagito con forza, applicando misure rigidissime. E dai dati forniti dalle autorità cinesi, è evidente che la Cina abbia vinto (o quanto meno stia vincendo) la sua battaglia contro il virus. Sono 280 i casi accertati in tutto il Paese negli ultimi 14 giorni, la maggior parte dei quali di importazione. Briciole, rispetto ai numeri impetuosi che arrivano dall’America, o alla ripresa delle curve epidemiologiche dei più importanti Paesi europei (Italia compresa).

Fra sospetti e regole ferree

È abbastanza palese che la fine dell’epidemia in Cina sia accompagnata da molte perplessità. I numeri diffusi dalle autorità sanitarie locali, per un Paese da 1,4 miliardi di abitanti, non hanno mai convinto a pieno se confrontati a quelli del mondo occidentale.
Ma oggi la Cina sembra veramente fuori dal tunnel. E sembra chiaro che le strategie di contenimento imposte dalla Repubblica Popolare abbiano funzionato meglio di quelle applicate altrove.

Pechino non ha lasciato spazio alla spavalderia e al negazionismo. E ha staccato la spina ai contagi di ritorno (o di importazione) con regole ferree di quarantena centralizzata con sorveglianza medica.

Il Paese ha messo a disposizione di chi arriva dall’estero tutta una serie di hotel dove passare 14 giorni sotto stretta sorveglianza: misurazione della temperatura due volte al giorno, cinque tamponi, nessun contatto con la vita esterna, cibo consegnato nella stanza dell’hotel, e un tampone finale prima di lasciare l’albergo.

A tutto ciò va aggiunto un sistema di contact tracing che si infila ovunque: dalle metropolitane ai ristoranti, ai mezzi pubblici. È praticamente impossibile, in Cina, muoversi senza uno smartphone che tiene traccia di dove vai e di chi incontri. Le regole sulle mascherine, inoltre, sono state severissime: nei mesi più duri, telecamere basate sull’intelligenza artificiale sorvegliavano le strade, individuando eventuali persone senza mascherine così da perseguirle. La Cina, insomma, ha creato una immensa bolla. E oggi sta cercando di proteggerla in ogni modo.

L’economia sorride

Tra i Paesi del G20, il club globale delle principali economie, solo l’economia cinese è rimbalzata da una contrazione a una crescita che non mostra segni di cedimento. Negli Stati Uniti e in Europa, al contrario, dove il virus è arrivato più tardi, i recuperi sembrano molto più lenti, e ora devono affrontare forti venti contrari.
Insomma, mentre il resto del mondo mostra una crescita minima o nulla nel 2020, la Cina si sta espandendo per il 33esimo anno consecutivo, e sembrava impossibile fino a qualche mese fa.

Secondo 80 economisti intervistati da Bloomberg, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, che insieme rappresentano il 42% del Pil mondiale, faranno registrare contrazioni rispettivamente dell’8% e del 4,4%. Pechino, invece, ha ripreso a correre. E oggi nessun Paese, di nessuna dimensione, si avvicina alle proiezioni sul Pil cinese. Ripresa che si riflette anche sul turismo, dato che in questi giorni della “Settimana d’oro della Giornata nazionale”, milioni di cinesi si sono spostati all’interno del Paese per le vacanze, prendendo d’assalto la Grande Muraglia. I viaggi registrati a bordo dei treni cinesi sono stati 126,87 milioni.

Ostilità mondiale

Eppure, mentre Xi Jinping ha rafforzato la sua leadership, traghettando la Cina fuori dall’inferno, a livello globale l’ostilità nei confronti del Paese asiatico è cresciuta un po’ ovunque. Anche e soprattutto a causa della pandemia.
È il dato che emerge da un’indagine firmata Pew Research Center. In Paesi come Usa, Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Spagna, Australia e Corea del Sud la cattiva percezione del gigante asiatico ha raggiunto il livello più alto da 10 anni a questa parte.

La nazione più ostile al regime cinese è il Giappone, con un tasso dell’86%, seguito da Svezia (85%), Australia (81%) e Regno Unito (74%). Negli Stati Uniti di Trump, nemico numero uno della Cina con cui ha aperto più fronti di battaglia, l’ostilità nei confronti del Paese del Dragone è al 73%. È in media lo stesso livello riscontrato nei maggiori Paesi europei, tranne l’Italia, dove l’ostilità a Pechino si ferma al 62%, in crescita di un solo punto rispetto a un anno fa.

I dati dimostrano che l’opposizione alla Cina è cresciuta di pari passo con le critiche per la sua gestione della pandemia. La maggioranza dei Paesi è convinta che le autorità cinesi abbiano gestito male l’emergenza sanitaria. In tal senso, peggio hanno fatto solo gli Stati Uniti: per l’84% degli intervistati Usa, l’amministrazione Trump ha fallito nella lotta al virus.

Ciò che viene fuori da tutta questa storia, insomma, è un’arma a doppio taglio. Mentre l’economia cinese torna a crescere, e quella del resto del mondo langue, la fiducia nel Paese asiatico è ridotta al lumicino. Due segnali contrastanti di quello che sarà il nuovo mondo.

Autore: adminicola15

Private Banker - Partner Azimut Consulenza finanziaria presso Azimut

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